La fretta non è mai una scusa valida

In questi giorni si è fatto un gran parlare di un nuovo sito voluto da un Ministro, un sito che ha raccolto molte critiche da parte di altrettanti "addetti ai lavori". Non citerò il sito - i più avranno capito - perché non mi interessa il caso specifico, ma la morale che se ne può ricavare.

Dopo le prime raffiche di valutazioni tecniche e meno tecniche su giornali, blog e social network, le ipotesi che la realizzazione fosse fruttata all'agenzia ben 5 milioni (sembra invece "solo" 35.000 euro) per mesi di lavoro, una verità sembra essere emersa: il tutto è stato fatto in dieci giorni di calendario.

E subito i tempi stretti sono stati accettati da molti come una ragionevole giustificazione della bassa (o assente) qualità del lavoro. Giustificazione da parte degli autori (che non compiango...), del committente e di una certa parte dei critici del primo momento.

Personalmente, sono di altro avviso. Certe commesse vanno rifiutate proprio perché i tempi non sono compatibili con la qualità minima attesa per il risultato, non sono compatibili (e rispettosi) dei normali ritmi di lavoro creativi e tecnici, non sono giustificati da reali urgenze.

E' urgenza una falla in una diga, è urgenza salvare un infartuato, è urgenza rispristinare la linea elettrica di una fabbrica, non rilasciare il decimo sito di pseudo-informazione turistico culturale. Ma se anche fosse, se davvero l'urgenza fosse tale, l'urgenza andrebbe fatta gestire a che ne è davvero capace.

In Italia non sono molti - mi metto da parte, così non c'è il dubbio che la mia suoni come una candidatura al remake - ma i professionisti veri dell'emergenza ci sono, come ci sono agenzie e studi con le spalle abbastanza larghe per "reggere" carichi di lavoro eccezionali in situazioni eccezionali.

La prossima volta, sempre sperando non ci sia una prossima volta, spero davvero che all'invocazione "C'è un medico in sala?" risponda un vero medico di pronto soccorso, non un pasticcione "che ci prova".

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