Tags: , , , | Posted by Alessandro Nasini on 03/02/2012 18.45 | Commenti (0)

maplelab sotto la neve

A Roma nevica ormai da alcune ore ed al Maplelab sono già caduti più di trenta centimetri di neve. Siamo al lavoro come se niente fosse, ma con una certa euforia, quasi fosse una vacanza.

Tags: | Posted by Alessandro Nasini on 20/01/2012 11.40 | Commenti (0)

world informtion architecture day

Il World Information Architecture Day 2021 http://worldiaday.org è un evento promosso da The Information Architecture Institute http://iainstitute.org/ e si svolgerà in contemporanea in oltre 14 città del mondo e tra queste a Roma, Cagliari e Milano.

L'evento di Roma è promosso da Maple ed ospitato nella sede di Via Bruno Serotini 89.

Tutte le informazioni organizzative ed il programma dettagliato della giornata saranno online all'indirizzo http://worldiaday.it

L'elenco degli argomenti proposti a livello internazionale può essere consultata su http://worldiaday.org/news/1-theme-14-topics-announced-for-wiad-2012 (in inglese) e su http://worldiaday.it (in italiano).

 
Posted by Alessandro Nasini on 07/12/2011 13.37 | Commenti (0)

L'avrei comprato comunque (come i precedenti libri di Dan Roam) ma proprio quando stavo per farlo è arrivato il corriere con il gentile omaggio dell'autore. Thank you Dan.

Adoro parlare, mi piace discutere, confrontarmi, interloquire, conversare. Però ci sono contesti e situazioni nelle quali le parole non bastano. Servono segni e disegni.

Seguo Dan Roam da tempo e sono un folle disegnatore di tovaglioli da sempre. Maple   nata in una trattoria di Roma, su una tovaglietta di cartapaglia già un po' unta di cacio e pepe.

Mi sono sentito dire centinaia di volte, da amici, colaboratori, consulenti, clienti "la fai facile tu, che sai disegnare" ed altrettante volte mi sono sforzato di spiegare (insegnare mi sembra un parolone...) che non è un problema di capacità di disegno ma di ragionamento e voglia di farlo. La padronanza del tratto sufficiente ad esprimere su carta idee e concetti si impara in un paio di giornate di applicazione e magari leggendo un libro come Blah Blah Blah.

I benefici sono immensi, soprattutto - come dice Dan - "quando le parole non bastano..."

Tags: , | Posted by Alessandro Nasini on 03/11/2011 14.18 | Commenti (0)

Quello del Design Thinking è un concetto relativamente nuovo per l'Italia ma già da anni oggetto di discussione ed applicazione negli USA e non solo. Nella sua formulazioni iniziale e più sintetica, il design thinking  sta ad indicare un metodo, un processo di progettazione (design) collaborativo, applicabile alla soluzione di problemi complessi.

Mutuato da settori nei quali è indispensabile che la progettazione sia frutto di apporti da parte di soggetti con competenze anche molto eterogenee (come lo è appunto il settore del design inteso come disegno industriale o progettazione architettonica, per fare un esempio) il design thinking sta trovando interpretazioni estensive  non sempre condivisibili e talvolta un po' raccogliticce.

Uno degli equivoci più diffusi è che il design thinking garantisca per esso stesso dei risultati validi, quasi che il metodo (applicato peraltro in modi molto vari, come dicevamo prima...) rappresenti una sorta di panacea per ogni problema progettuale.


Poiché in Maple applichiamo questi metodi e processi da almeno un decennio prima che il design thinking venisse definito (in un certo senso siamo dei design thinker ante litteram) siamo arrivati ad alcune riflessioni che sentiamo di voler condividere (e se volete discutere, naturalmente):

- il design thinking è tanto "buono" quanto "buoni" sono coloro che lo praticano;

- il design thinking è tanto efficace quanto efficaci sono le tecniche per svolgere il processo;
- il design thinking funziona se a guidarlo sono dei designer;
- il design thinking difficilmente può essere internalizzato.

Per "buono" intendiamo ovviamente "efficace", ovvero che conduce a risultati certi, applicabili e misurabili.


Per "tecniche" del processo di design thinking intendiamo che queste devono essere documentate e codificate e non improvvisate (salvo le opportune deroghe…). Una sessione di design thinking va progettata e preparata con cura, necessita di "supporti" adeguati (non basta quasi mai un foglio di cartoncino ed un pacco di post-it colorati) e richiede che le fasi di lavoro vengano documentate con precisione.


Per "guidato da designer" intendiamo che il processo di design thinking, con le sue sessioni di lavoro, non può essere guidato e condotto da semplici "facilitatori" che non abbiano competenze specifiche sulla materia oggetto di progettazione. In alcuni rari casi può essere sufficiente, ma nella maggior parte dei casi una generica facilitazione (anche se al processo partecipano persone con competenze specifiche) porta a tempi molto dilatati, iterazioni ridondanti e risultati incerti.

Secondo alcuni guru statunitensi, il design thinking sarebbe già superato (addirittura morto, sostiene qualcuno)e non consentirebbe i risultati promessi. Noi pensiamo che in parte ci sia del vero: quando il design thinking viene internalizzato da aziende ed organizzazioni, rinunciando ad avvalersi in outsourcing di risorse esterne, il processo perde di efficacia, diventa quasi una commodity sino a trasformarsi in alcuni casi in una routine per giustificare la mancanza di responsabilità individuale nelle scelte progettuali. A queste condizioni, ovviamente, concordiamo sul necrologio del design thinking, ma sarebbe come sostenere che una ruota non rotola per colpa della forma, quando è solo bucata o montata storta.