Fare "Rete", Nulla di Facile per le Piccole Imprese

Fare rete è un mio sogno da tempo. Tanto sono geloso della mia azienda, delle idee partorite, dei progetti realizzati e di quelli in progress, tanto sarei pronto a mettere tutto o quasi su un tavolo se altri "picccoli" come noi facessero lo stesso. Di esperimenti ne ho fatti, da parecchio prima che se ne iniziasse a parlare sui giornali. Da parecchio prima che le medie aziende ci pensassero. Con risultati molto scarsi, purtroppo.

Ora inizio a leggere, con soddisfazione ma con una puntina di ìnvidia, che qualche caso inizia a guadagnare il favore delle cronache. Si inizia a scoprire che facendo rete si può resistere alla crisi e persino batterla. Leggo però solo di aziende medie che ci riescono e quasi sempe di aziende manifatturiere, meccaniche, elettroniche. Mai di aziende piccole, men che meno di piccole aziende di know-how e di servizi.

Forse, al momento di "mettere sul tavolo" i propri apporti è più semplice metterci un tornio, una saldatrice o un telaio piuttosto che le proprie competenze "immateriali". Ed è un peccato mortale.

In Italia ci sono troppe aziende piccole, ed a scanso di equivoci ci metto la mia, piccolissime e micro. La maggior parte fa una gran fatica a sopravvivere, ancora prima che a crescere, e nel "fare rete" potrebbe trovare contemporaneamente cura e vaccino per la propria salute e longevità. E vitamine per la crescita.

Natale al tempo della crisi: due passi all'Auditorium



Come ormai abitudine natalizia da qualche anno a questa parte, ho deciso di fare due passi all'Auditorium Parco della Musica a Roma. Sul loro sito avevo visto che la tradizionale manifestazione "Natale all'Auditorium" era confermata, con un programma piuttosto ricco. Bene, ho pensato, sarà divertente e magari riuscirò a farmi avvolgere da un po' di spirito del Natale.

Arrivato con tutta la famiglia a destinazione sono rimasto di stucco: dov'erano gli alberi di Natale? Dov'erano le casette degli gnomi dalle quali l'hanno scorso ho faticato a recuperare i figli? Non c'erano, sostituiti (e solo in parte) da quattro chioschetti di bibite. Mamma mia che tristezza. Ma possibile?

Possibile si, eccome. Ma non c'era un altro modo? Non era meglio nulla che tanta desolazione? Non c'era proprio il modo di riempire gli spazi dell'Auditorium? Non dico per guadagnarci, ma almeno per non dare quella sensazione di "scusateci, abbiamo finito i soldi" che in un momento come questo proprio non aiuta. C'era la pista di pattinaggio su ghiaccio, ma tristissima ed ingombra di una umanità tanto infreddolita quanto poco divertita.

Il luogo è bello, bellissimo. La cornice prestigiosa, il tabù del "cultura alta o morte" infranto già da tempo e con buona pace di tutti. Sarei curioso di sapere se è andata così per una volontà precisa, per mancanza di idee oppure a causa di contrattempi. 

Non è la prima volta che andando all'Auditorium per qualche manifestazione ne ricavo la stessa sgradevole impressione di occasione mancata. Occasione mancata di fare le cose in grande o anche solo di fare le cose bene.