Dimmi dove sono andato, ma dillo solo a me

Da qualche giorno abbiamo scoperto che Apple registra i nostri movimenti. Ovviamente non ci fa spiare da un satellite, si è limitata ad inserire in iPhone e iPad 3g una applicazione che registra i nostri spostamenti e salva i dati in un file (non criptato) sul nostro device.

Non lo fa con gran precisione a dire il vero (non usa il gps interno ma triangola i dati delle celle telefoniche degli operatori di telefonia) ma lo fa. Lo fa senza dircelo, è ciò ha provocato - giustamente, aggiungo io - uno scandalo in rete. Personalmente, pur condividendo la potenziale violazione della privacy (il file non è accessibile dall'esterno, così dice Apple, ma è facilmente scaricabile ad esempio durante un intervento di assistenza) la cosa che mi infastidisce di più è la mancanza di una applicazione integrata per leggere i miei dati.

Già, perché a me farebbe un gran comodo poter registrare i miei spostamenti e periodicamente poterli visualizzare. Potrei scoprire che faccio più strada del necessario per raggiungere le mie destinazioni abituali, potrei organizzarmi meglio e fare lungo il percorso delle tappe funzionali ad altre attività (dalla lavanderia alla spesa, dai passaggi in libreria all'aperitivo con gli amici...). Potrei anche decidere di condividere di mia spontanea volontà ed in modo selettivo queste informazioni con amici, collaboratori, la mia famiglia. Per uno come me che "lotta" quotidianamente contro il tempo, sarebbe di grandissimo aiuto, una vera manna.

E invece, Apple registra i mie spostamenti sul mio iPad ma non mi dice niente, ha messo dentro il mio tablet una funzionalità potenzialmente utilissima e non mi dice nulla. Devo aspettare che qualche benemerito smanettone lo scopra.

Ultime da Apple: un filtro anti-sexting sui cellulari. Ma a chi e a cosa servirà?

Per sapere a cosa fa riferimento l’applicazione lanciata nel 2008 dalla Apple e approvata di recente dall’ufficio brevetti statunitense, occorre ricordare che il termine sexting nasce dall’unione delle parole sex e texting e indica l’invio di messaggi dal contenuto osè.

Finché la messaggistica sessuale avviene tra persone maggiorenni e, presumibilmente, consapevoli dei potenziali rischi della bizzarra acchiappanza digitale, nulla di male. Al massimo, come è successo a me qualche tempo fa, potrà capitarvi di ricevere un video un po’ spinto grazie al bluetooth rimasto acceso e a un’inguaribile curiosità. Certo se poi questo va in play con il volume altissimo e l’autobus pieno, dalla pornografia alla gag il passo è breve. A quel punto non resta che scendere con disinvoltura dall’autobus alla prima fermata – anche se a chilometri lontani dalla propria - nascondendersi dietro il bavero della giacca e percorre tutto il resto del tragitto a piedi ridacchiando e ripentendosi che no, non bisogna accettare video dagli sconosciuti.

Quando però a far circolare questi messaggi sono ragazzi o ragazze, troppo spesso inconsapevoli delle conseguenze, la faccenda può avere risvolti meno divertenti. Uno fra ci casi più eclatanti in Italia è stato quello di Chiara Fantoni, esclusa dal concorso di Miss Italia perché in rete circolavano contenuti piccanti (foto e video) messi on line dall’ex-fidanzato. Se a questa ragazza l’imprudenza è costata l’eliminazione dalla chermesse delle belle, per qualcuno il conto potrebbe essere più salato.

Per tentare di scongiurare questa evenienza senza che i genitori abbiano la possibilità – o l’illusione – di evitarlo, Apple ha lanciato un dispositivo anti-sexting che si comporterà da censore digitale, filtrando i messaggi dal contenuto spinto e allertando l’utente stesso o un altro indicato come responsabile, della presenza di materiale “caldo”. Quanto e a chi possa servire quest'applicazione, è tutto da dimostrare. Resta il fatto che prima di vietare o demonizzare nuovi strumenti occorrerebbe informare correttamente gli utenti, soprattutto i più giovani, che saranno certo più vulnerabili ma non per questo scemi.

In Italia l’unica campagna di informazione degna di questo nome è stata realizzata da Save the children in collaborazione con vari partner istituzionali tra cui manca – che peccato – proprio il ministero della Gioventù. Il payoff della bella campagna video è "Posta con la testa" e l'obiettivo, come suggerisce il nome della piattaforma web che la ospita, è essere sicuri in rete. Mentre on line si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione anche a livello europeo ed Apple guadagna un po’ di soldini sulle paure (e l'ignoranza) dei genitori, potremmo e dovremmo impegnarci per dare ai nativi digitali non tanto i divieti (fatti apposta per essere elusi) ma gli strumenti per capire le regole, i pericoli e le opportunità di questo brave new world

 

E Slate fu. Ma da HP.


Tutti eravamo proiettati verso la data del 26 gennaio. Tutti aspettavamo tranquilli ma trepidanti l'annuncio di iSlate da parte di Apple. Tutti stavamo già allocando budget e rompendo porcellini per quei 1.000 dollari da destinare all'acquisto.

Poi, sul più bello, durante quel CES dove tutti aspettavano solo gadget e lustrini si presenta Slate. Nudo, crudo, essenziale, quasi bruttino e senza la "i" davanti. Solo che non lo presenta Apple ma HP insieme a Microsoft.

Oh caspita! E adesso? E adesso aspettiamo ugualmente il 26 gennaio, aspettiamo ugualmente iSlate (quello di Apple, con la "i") per vedere se sarà vero, se arriverà prima sul mercato reale, se costerà meno, farà di più e sarà ancora più geek e stiloso.

Però un po' la sorpresa è rovinata in anticipo. Un po' Apple, che arriva sempre e comunque prima di tutti e che (anche da convinti finestrari e pinguinari quali siamo) amiamo tanto, un pochino ci ha deluso per non essere arrivata "uno", come i ciclisti di razza di un tempo. 

Apple's Cool, Microsoft's Cheap

Nuova campagna e nuovo spot per Microsoft, che questa volta sembra aver ben spremuto le meningi per trovare una buona ragione per lasciare un MacBook sulllo scaffale in favore di un notebook con Windows: il portafoglio.

Apple's Cool, Microsoft's Cheap: se il primo è figo, il secondo è a portata di tasca. Tale affermazione è vera (almeno nella sostanza) soprattutto in un momento come questo, nel quale fare un po' di risparmio non guasta per nulla. Con la stessa somma si pò portare a casa un notebook Apple da 13" oppure uno con Windows da 17". Per non parlare del fatto che a molti utenti (forse poco cool...) basta ed avanza anche un netbook ancora più economico.

L'aspetto curioso è che lo spot (rivolto non certo a chi ha già fatto la scelta ma a chi deve ancora fare l'acquisto) sembra abbia irritato non poco anche alcuni convinti Mac Users "dissidenti" che accusano Apple di aver perso quelle peculiarità tecnologiche che gustificavano tanta differenza di costo. A qusto punto, rimane da scoprite se Microsoft riuscirà a diventare più "cool" con Windows 7, rimanendo "cheap"...